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Giu 23

Ugg london

«Stavo pattugliando a piedi l’arenile – racconta il maresciallo Sanna – assieme al collega Alessio Guerra quando ho visto il bagnante in difficoltà: il mare era grosso, Ugg london ho notato subito che l’uomo dava una bracciata in avanti ma dieci indietro e, pur non chiedendo aiuto, non riusciva a tornare a riva». E così, senza perdere neppure un attimo per sfilarsi di dosso la maglietta o le scarpe, eccolo tuffarsi in mare. Una, due, dieci bracciate e il pensionato è raggiunto. «Non è stato facile salvarlo, anche per la sua stazza: l’ho preso con una mano, tra le onde, che poi ci hanno spinto verso riva. È andata bene». «Dieci minuti in mare, no, che dico, forse meno», a combattere tra le onde.

Quindi, l’anziano è stato adagiato prima sulla battigia, poi su un lettino, in attesa dell’arrivo di un’ambulanza del 118 Tigullio. «Abbiamo accertato le sue condizioni fisiche: era vigile, ma chiaramente choccato. L’ho tenuto sveglio per far sì che non potesse perdere i sensi, poi il personale dell’ambulanza lo ha trasportato in codice verde al Pronto soccorso di Lavagna».Ugg london  L’uomo sta bene, e ora ringrazia il Cielo due volte: a salvarlo è stato proprio quel maresciallo Sanna, tredici anni di servizio alla Torre Piloti, per un gioco del destino assente la sera in cui una nave in manovra abbatteva la struttura di controllo, la «casa» per gente di mare come Sanna, uccidendo nove persone.

Ugg london «Quella notte – ricorda il comandante – ho perso nove fratelli. Con loro non c’era semplicemente quel rapporto che si può avere con un collega: c’era di più, un legame unico. Interrotto da una tragica fatalità». Quanto accaduto ha segnato profondamente Sanna e tutti coloro che vivono il mare. Ma il comandante non accetta parole come «miracolato» o, adesso, di «eroe». «Ho fatto semplicemente il mio lavoro: ero lì in pattugliamento, ho visto un uomo che stava per annegare. Che altro potevo fare?». Non è la prima volta, quest’estate, che il comandante Sanna si trova impegnato in un’operazione di soccorso: era già accaduto alcune settimane fa, con un ragazzo, in difficoltà tra le onde. Ma, allora, il giovane era vicino a riva e fu soltanto aiutato a uscire dall’acqua. «In questi casi – dice ancora Sanna – è fondamentale l’addestramento, e quello che fornisce la Capitaneria di porto è eccezionale». Anche se, dalle esercitazioni a un soccorso reale, ovviamente, cambia tutto: «Entra in gioco l’aspetto emotivo, e poi puoi sempre trovare la persona da soccorrere in preda al panico». Questa volta è andata bene.