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Ago 29

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Ferguson è solo uno dei problemi. Sul piano economico i neri restano molto indietro, non solo per colpa loro, e infatti il tasso di disoccupazione degli afro americani è doppio rispetto a quello dei bianchi. Selma, per esempio, aveva 28.400 abitanti nel 1960, di cui la metà era nera: ora ne ha 20.000, l’80% sono neri, e la disoccupazione è due volte la media nazionale. Gli stessi diritti politici, che nacquero dalla marcia della “Bloody Sunday”, sono stati scalfiti dalla sentenza del giugno 2013, con cui la Corte Suprema di Washington ha consentito proprio all’Alabama, e ad altri otto stati in prevalenza del sud, di cambiare le regole del Voting Rights Act senza chiedere l’approvazione federale.

Ci sono altri diritti civili, poi, che mancano, e altre discriminazioni che continuano. Ancora l’Alabama, ad esempio, si sta opponendo ai matrimoni gay con una determinazione che ricorda quella usata contro i neri. La Corte Suprema locale ha appena rifiutato di applicare la sentenza di un tribunale federale che li autorizza, aspettando che sul tema si pronunci la Corte Suprema di Washington. Le donne poi, anche a Wall Street o nella Silicon Valley, continuano a guadagnare in media un terzo in meno degli uomini, e secondo l’Onu una bambina nata oggi avrà bisogno di 81 anni per avere le stesse opportunità di un maschio. Oggi dunque a Selma si ricorda una marcia che non è ancora finita.

Centomila persone. Dieci volte la stima di chi la manifestazione a favore dell’accoglienza dei migranti, ispirata a quella che il sindaco di Barcelona Ada Colau ha organizzato nella sua città, l’ha voluta con tutte le sue forze: l’assessore milanese alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino, che l’aveva annunciata lo scorso febbraio. Centomila persone che, in un corteo coloratissimo che si è snodato da Porta Venezia a piazza del Cannone nel parco Sempione, hanno cantato, ballato e gridato slogan per dire che Milano accoglie tutti. «Siamo 100 mila e salutiamo Matteo Salvini: questa è Milano».