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Giu 12

simil Ugg h&m

L’interno di quella che sarebbe dovuta essere una struttura modello, a livello nazionale, è oramai ridotto a un cumulo di macerie. I fili di rame sono stati strappati dai muri, i quadri elettrici depredati e i servizi igienici devastati. Ovunque, tracce di bivacchi, di consumo di sostanze stupefacenti e graffiti sui muri. Finestre infrante e infiltrazioni di acqua completano un quadro decisamente a tinte fosche. Quella che ci ostiniamo a chiamare nuova Questura di Rimini è, in realtà, solamente un bivacco per sbandati e un parco giochi per i teppisti nonostante, periodicamente, le forze dell’ordine entrino al suo interno in cerca di ospiti in desiderati. L’ultimo blitz, portato avanti dal personale della polizia di Stato, dai carabinieri e dalla Municipale, è andato in scena nella serata di mercoledì. Dieci agenti in tutto che, armati di torce, sono entrati nello stabile devastato per aggirarsi tra gli stanzoni abbandonati a loro stessi. Che, all’interno della struttura, sia successo di tutto è più che evidente ma, al momento, di sbandati non ne è stata trovata traccia.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna (sezione seconda) ha rigettato il ricorso presentato dalla D.A.M.A in liquidazione contro l’ordinanza del sindaco Andrea Gnassi, che lo scorso 18 marzo dava mandato alla Società Anthea s.r.l. di intervenire coattivamente per la pulizia e la bonifica delle aree di pertinenza della nuova questura di via Bassi, mettendo poi a carico della società inadempiente il costo dell’operazione.
Spiega l’amministrazione in una nota: “Come è noto, l’immobile versa da tempo in un evidente stato di incuria e di degrado, sollevando per questo problemi e proteste da parte soprattutto dei residenti. In mancanza dell’intervento della società proprietaria D.A.M.A, il Comune aveva quindi agito secondo quello che prevedono i regolamenti vigenti. L’istanza di impugnazione, con la quale si chiedeva l’anticipo per ‘estrema gravità e urgenza’ della discussione in Camera di Consiglio, è stata ritenuta dal Tar “manifestamente infondata””.